La notte delle note /2 by

3 Lug
2008

continua
Nel 1971 John Lennon scuote il mondo cantanto Imagine. Vogliamo perdere un’occasione così? No, e infatti niente meno che Ornella Vanoni ci canta “Immagina che”. E mentre l’Illuminato Lennon ci dice di abbandonare contrasti religiosi, odii, divisioni razziali e di darci alla fratellanza spirituale dell’umanità, la Vanoni ha ben altri guai per la testa!
E’ preoccupata per il suo belloccio, perchè “Immagina che per caso / domani qui / arrivi un’altra / non ti so dire chi / Immagina che qualcosa / passi tra di noi”, per poi chiosare con una delle rime più terrificanti degli ultimi 50 anni: “Non è vero ma succede / viene sempre un’ora blu / e se solo il cuore cede / stammi più vicino tu”.

Negli States Bob Dylan con armonica e chitarra faceva garrire la bandiera della libertà, ma era costretto a replicare furiosamente alle aspre critiche ricevute cantando “ti tirano pietre quando torni a casa / ti tirano pietre poi ti dicono che sei coraggioso / ti tirano pietre quando giaci nella tomba / ma io non mi sentirei così solo / tutti quanti siamo lapidati”.
Antoine, senza dubbio un intellettuale, invece porta al Festival di Sanremo “Tu sei bello e ti tirano le pietre. / Tu sei brutto e ti tirano le pietre. / E il giorno che vorrai difenderti vedrai / che tante pietre in faccia prenderai!”.
Perché combattere per le tue idee? Tanto perderai! Sottomettiti e risparmiaci la fatica!
No, non gli basta massacrare il testo e lo stile poetico: per andare a Sanremo anche la musica deve essere originale, così anche l’arrangiamento viene fatto a pezzi con un machete pur restando un riconoscibilissimo plagio.

Conoscete “Bandiera Gialla” di Gianni Pettenati? Un pastrocchione estivo e festaiolo “Sì quest a sera è festa grande, / noi scendiamo in pista subito / e se vuoi divertirti vieni qua”. Classico tormentone stracciamaroni da balera di spiaggia.
In originale invece era una ardita metafora amorosa, molto penzolante sul filo del rasoio… un uomo che invitava una ragazza a seguirlo. “Seguimi piccola, / sono il pifferaio magico / Seguimi piccola / non vedi che sono il pifferaio magico / Fidati / sono il pifferaio magico / e ti mostrerò la strada” (Crispian St. Peters, The Pied Piper). Altra cosa.

“Hello, darkness, my old friend / I’ve come to talk with you again / Because a vision softly creeping / Left its seeds while I was sleeping / And the vision / That was planted in my brain / Still remains / Within the sound of silence”.
Chi non conosce questa canzone? Simon & Garfunkel , “Sound of Silence” ovviamente, e chi non la conosce si punisca.
Un tal Dino, evidentemente personaggio con poca dismetichezza con l’albionico idioma, ci propina il melenso “Se tu guardi gli occhi miei / che hanno pianto per amor / che han versato t ante lacrime / puoi trovarci la tua immagine / quel tuo viso, quella bocca, / che baciai, che baciai”.

Questo Dino evidentemente di inglese ne sa poco, o si fuma l’impossibile; nella cover di “I saw her standing there” dei Beatles chiede all’incolpevole ragazza “Torna con me sulla Luna”. Peccato che fosse il 1964 e la Luna fosse lontana ancora circa 5 anni…

E vi ricordate Andrew Lloyd Webber, che creò quell’icona generazionale di “Jesus Christ Superstar”? Da noi, degli anonimi Flora, Fauna e Cemento hanno ben pensato di tradurre il dolore di Giuda e la risurrezione con “Lei non c’è, lei non c’è / esce con tutti ma non con te / vieni al bar, vieni al bar / e lascia perdere Superstar / Superstar credimi, ama far piangere gli uomini / Superstar credimi, gode a far piangere gli uomini”, dove la Superstar in questione è una ragazza dai costumi discinti…

I Beatles in una loro canzone, “Day tripper” facevano l’apologia velata dell’uso di droghe, dei viaggi sintetici…invece Augusto Righetti con le stesse note riferisce alla sua donna il messaggio “Non sei dritta” (nel senso di “furba”). Più politically correct, ma non altrettanto beat.

Anche gli Intoccabili cadono: persino Mogol si fa traviare con “Come una pietra che rotola”, in-cantevole (nel senso di non-cantabile) versione di indovinate quale canzone del Menestrello Dylan?

Patty Pravo prende “But you are mine” di Sonny Bono e lo trasforma in un “Ragazzo triste”. Credo fosse triste per aver sentito la traduzione.

Addirittura il Poeta, De Andrè, si è prestato a traduzioni azzardate per altri cantanti (una su tutte “La famosa volpe azzurra” per la Vanoni, da un originale di Leonard Cohen, che trasporta i fatti dalla “Cool New York” alla “Milano da Bere”), ma fortunatamente non ne ha mai volute per sè.

Un Luigi Tenco in crisi d’ispirazione risponde a “Blowing in the Wind” di Dylan (bersaglio preferito degli strimpellatori nostrani) con un anonimo e banale “La risposta è caduta nel vento”.
Meno male che ci pensa lo scrittore Douglas Adams a dirci quante strade deve percorrere un uomo prima che puoi chiamarlo uomo: ovviamente, 42.

2 Responses to La notte delle note /2

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Massimiliano

luglio 4th, 2008 at 11:51

E “House of the Rising Sun” la dimentichi? Stessa storia anche lì…

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G.

luglio 24th, 2008 at 21:38

Della Pravo esiste anche “I giardini di Kensington”, cover di “Walk on the wild side” di Lou Reed. Mi astengo dal commentarla. Ciao.

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