Pubblicazioni scientifiche “for dummies” by

25 Mar
2008

Stimolato da questa discussione e dopo aver letto questo interessante contributo ho ben pensato di aggiungere entropia all’universo cercando di spiegare ai non addetti ai lavori quale sia il tema del contendere.

Partiamo da Adamo ed Eva: io faccio ricerca scientifica e poniamo che domani io faccia un’importantissima scoperta. A questo punto avrei davanti due priorità (legate a doppio nodo tra di loro): fare in modo che il maggior numero di persone possibile venga a sapere del mio lavoro (in modo che tutti possano beneficiare della mia scoperta) e fare in modo che il maggior numero di persone possibile venga a sapere del mio lavoro (in modo che la notizia arrivi alle orecchie giuste e qualcuno mi offra un posto da prof. universitario ben pagato e con tanto di tredicesima).

Insomma, devo in qualche modo far sapere al mondo che cosa fantastica che ho fatto. Per raggiungere tale scopo posso o contattare direttamente tutte le persone che so lavorare nel mio ambito e consegnargli di persona (o via mail che al giorno d’oggi siamo tecnologici) un resoconto del mio lavoro oppure posso pubblicare il mio lavoro su una rivista scientifica.

Adesso capovolgiamo il problema: io faccio ricerca scientifica e mi piacerebbe sapere quali sono i risultati fantastici ottenuti dagli altri in modo da non restare all’età della pietra. O spero nel buon cuore degli altri a contattarmi personalmente o mi metto a leggere le riviste scientifiche del mio settore per leggere cosa hanno pubblicato gli altri.

Qui nasce il problema. Io non ho idea di quante migliaia di riviste scientifiche ci siano. Non ho nemmeno idea di quante siano quelle di fisica. So solo che io cerco di seguirne (dove “seguire” spesso vuol dire leggere i titoli degli articoli per vedere se qualcuno di questi attira la mia attenzione) 9 e quasi mai ci riesco. Sperare di aumentare questo numero non è proponibile. Devo quindi operare una forma di selezione e decidere quali riviste andare a leggere. Ancora prima l’università ha dovuto decidere a quali riviste pagare l’abbonamento (che son costosi) in modo che io potessi leggere gli articoli in esse contenuti. E come sceglie l’università? Certamente non consultando uno per uno tutti i dottorandi, i post-doc, i ricercatori ed i professori (sarebbe improponibile). Quello che fa (spero) è una selezione il più possibile oggettiva di quali siano le riviste più importanti di un dato settore, quelle dove è più probabile trovare un “grosso” risultato.

Ma come si fa a decidere quali siano le riviste più importanti di un dato settore, specialmente se in quel settore non ci si lavora? Il parametro che viene più spesso tirato in ballo è l’Impact Factor. Questo altro non è che la media del numero di citazioni che gli articoli pubblicati su una data rivista ha ricevuto. La logica che ci sta sotto non è del tutto irragionevole: se un articolo è stato citato un sacco di volte da un sacco di gente diversa è facile supporre che abbia avuto un impatto notevole sulla comunità scientifica. Se invece non è mai stato citato da nessuno è probabile che nessuno se lo sia filato manco di striscio. Allo stesso modo se una rivista pubblica un sacco di articoli che vengono tutti citati tantissimo possiamo pensare che su quella rivista vengano pubblicati articoli di gran valore e che quindi quella stessa rivista sia importante.

L’impact factor (spesso abbreviato IF) è quindi diventato, soprattutto in alcuni ambiti, un parametro importante per decidere sul valore di una rivista. Pubblicare su una rivista ad alto impact factor è più prestigioso che pubblicare su una rivista a basso impact factor. Così importante che viene anche utilizzato per giudicare la qualità delle pubblicazioni di una persona al momento di fare un concorso pubblico per ricercatore o professore.

Tutto questo non è esente da problemi. Innanzi tutto l’impact factor cerca di condensare in un numerello un sacco di informazioni su una data rivista ma non riesce (e non può riuscire) a cogliere la complessità di un giudizio di qualità. Seconda di poi ci sono ambiti in cui ogni articolo ne cita cento altri e campi in cui se hai messo una o due citazioni sei già sopra la media (quindi l’impact factor di riviste di due campi diversi non è confrontabile). Terza di poi è possibile (anzi, è facile) barare ed ottenere artificialemente un sacco di citazioni che nulla hanno a che fare con la qualità del lavoro (basta citare se stessi).

Insomma, il sistema più diffuso per decidere l’importanza di una rivista (e quindi, implicitamente, dei lavori ivi pubblicati) fa acqua da tutte le parti. Sono ben accetti suggerimenti su come uscire dal pantano.

8 Responses to Pubblicazioni scientifiche “for dummies”

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deeproland

marzo 25th, 2008 at 23:05

credo che dipenda molto dalla comunità scientifica. se si scrivono stupidaggini, dopo un po’ nessuno legge più la rivista che ci pubblica, e viceversa diminuiscono le riviste disposte a pubblicarci. il nostro IF diminuirebbe velocemente costringendoci a tirar fuori per forza qualcosa di originale. o qualche conoscenza.
viceversa potrei scrivere articoli che indichino la strada di eccellenti scoperte scientifiche e non riuscire ad essere pubblicato perchè non dispondo dei giusti agganci nelle riviste più prestigiose.

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J B

marzo 26th, 2008 at 09:42

@deeproland: nella mia esperienza gli agganci, quando si tratta di pubblicare su riviste prestigiose, contano abbastanza poco. Molto di più conta il fatto di aver fatto un lavoro che rientra nelle “linee editoriali” della rivista. Ci sono argomenti che vanno di moda e che permettono di pubblicare su riviste ad impact factor elevatissimo mentre, se ti occupi di un argomento altrettanto importante ma meno “figo” sei costretto a pubblicare su riviste settoriali. Tra l’altro esistono riviste prestigiosissime con IF molto bassi (è il caso di molte importanti riviste di matematica).

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the snatch

aprile 26th, 2008 at 11:24

le discussioni sono molto belle pero`…vi risulta che in italia l`IF sia veramente importante? in alcuni recenti concorsi banditi per l`assunzione di ricercarori…il calcolo comprendente l`impact factor e` abberrante.. nn esiste inoltre la presentazione di un proggetto come avviene in tutte le nazioni ma un esame scritto/orale (pilotato)..come mai in italia non si presenta quasi nessuno ai concorsi per ricercatore o professore..se non i vincitori? Ci sono piu` italiani che fanno ricerca all`estero che non ricercatori nelle universita` e nei centri italiani..molti vorrebbero tornare a casa ma non possono..(il loro score..in termini di IF e` altissimo ma alla presentazione della domanda ricevono talvolta risposte ed avvertimenti poco galanti) Io ed alcuni miei colleghi..molto piu` esperti di me abbiamo provato a tirare un po` di somme. Senza entrare nello specifico, per un posto da ricercatore nelle universita` italiane prese in considerazione, i top della chimica e della biologia (e stiamo parlando di giovani non di personaggi straconosciuti)..non sarebbero mai stati considerati in grado di vincere..eppure le riviste e le universita` straniere se li contendono con benefits e stipendi che superano gli 80.000 $ anno

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J B

aprile 30th, 2008 at 08:49

Sono solo parzialmente d’accordo. Se da un lato è vero che la stragrande maggioranza dei ricercatori italiani scappa all’estero (pare che Francia e Spagna siano le mete più ambite ultimamente) devo dire che nella mia (ancora limitata) esperienza ai concorsi per ricercatore si presentano centinaia di persone per ogni posto disponibile. Altro che concorsi dove vanno solo i vincitori!
Questa non è, in realtà, una buona notizia. Vuole semplicemente dire che c’è una enorme fame di posti che non viene soddisfatta in alcun modo. Tanto grande che ci si butta a capofitto su qualunque concorso anche quando si sa che non ci sono speranze di vincere.

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G.M.

maggio 17th, 2008 at 17:46

Salve, sono un ricercatore di 37 anni. giusto per introdurmi nel discorso. Mi sono laureato in italia dopo di che sono partito in germania per il PhD. Finiti i miei tre anni, ho cercato di trovare una posizione in Italia, difficile, nonostante le buone publicazioni accumulate negli anni. Ho deciso cosi` di partire nuovamente, USA due anni, troppa nostalgia di casa, sono cosi tornato in europa e dal 2004 lavoro in UK come reader. Per 5 hanni ho provato a partecipare a parecchi dei concorsi banditi per ricercatore nella mia area in varie universita` italiane. snatch ha ragione, spesso le risposte sono state poco galanti. Non vorrei dire che sono stato sbattuto fuori ma l`ambiente non era dei piu` accoglienti e come altri poveri cristi che cercavano di affermarsi nel mondo accademico italiano..(generalmente non piu` di tre o quattro persone)cosi ho deciso di rimanere qua in Inghilterra. Ragazzi mirate alto non abbattetevi e lavorate duro sperando che un giorno qualche paese piu` civilizzato di noi ci colonizzi e imponga regole chiare ed uguali per tutti.
G.M.

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sagnelli angelo

novembre 8th, 2008 at 11:52

Vorrei sapere a chi ci si deve rivolgere per pubblicare una scoperta scientifica che riguarda la fisica, che si ritiene molto importante.Intendo un centro internazionale di fisica o una rivista specializzata. Ma quale e qual’è la mail.?

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J B

novembre 10th, 2008 at 13:31

@sagnelli angelo: di solito (ovvero sempre) sul sito della rivista a cui vuoi mandare il tuo lavoro c’è anche una sezione dedicata agli autori con un form per mandare il proprio lavoro e/o le istruzioni dettagliate su come procedere. Alcuni esempi sono Nature o Physical Review Letters. Ricordati che il fatto che tu reputi la tua “scoperta” importante non vuole necessariamente dire che il resto del mondo sia d’accordo.

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MA Panaro

marzo 14th, 2009 at 10:36

Io sono un ricercatore confermato da anni. So perfettamente quanto sacrificio, lavoro e pazienza ci sia dietro ad una pubblicazione accettata su una rivista scientifica di un certo spessore. Tuttavia è estremamente mortificante constatare che un significativo numero di riviste finiscono per pubblicare lavori troppo somiglianti tra loro e dico spesso basati su dati “puramente” inventati. Il primo aspetto che contraddistingue la validità di un modello scientifico è la sua riproducibilità. Problema inh cui mi sono spesso imbattuta e che mi ha fatto perdere tempo prezioso. Io penso che non sempre le pubblicazioni pur comparendo su riviste con un discreto IF siano indice di affidabilità e che il giudizio dei referi non sia infallibile considerando quello che si legge in giro. E se ci fosse un sistema in grado di smascherare le contraffazioni in questo campo? Senza parlare dei plagi ormai incontrollabili nella valanga di informazioni scaricabili su internet!!!

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